Tre controlli che puoi fare tu, con l'auto ferma, prima di decidere.


Pulizia. Si toglie lo sporco e si rimuovono i frammenti di vetro rimasti nel cratere. Se non si fa, la resina lavora sopra il detrito invece che sul vetro.
Vuoto. L'apparecchio, appoggiato sul danno, aspira l'aria dalla cavità. Più aria si toglie, più a fondo la resina riuscirà ad arrivare, e questa è la fase che decide la qualità del risultato.
Iniezione. La resina viene immessa nella cavità con una pressione controllata, in modo che raggiunga anche le parti più sottili della lesione.
Polimerizzazione. Una lampada UV a LED indurisce la resina in pochi minuti. Da quel momento il riempimento è stabile e non cambia nel tempo.
Rifinitura. Si asporta la resina in eccesso e si lucida la superficie, così che il vetro torni liscio al tatto e alla spazzola.
La lesione smette di allungarsi, perché la cavità non è più vuota, e il vetro recupera in buona parte la trasparenza. Un segno attenuato resta, e si vede controluce da vicino. Il parabrezza riparato non torna come nuovo, ma smette di peggiorare e non va cambiato.


Perché quelle crepe sono fessure aperte che proseguono dal punto d'impatto verso l'esterno, e la resina lavora dove trova una cavità chiusa da riempire. In un cratere tondo il vuoto è delimitato e si riempie fino in fondo. In una stella con le braccia lunghe il vuoto continua, la resina non arriva in punta, e il fronte della fessura resta libero di allungarsi.
Quando le crepe ci sono, il vetro si cambia.
No. La pellicola di PVB serve proprio a impedirlo: in un urto il vetro si rompe ma resta attaccato alla pellicola, invece di trasformarsi in frammenti liberi. Una crepa lasciata lì non fa saltare per aria niente.
Quello che le toglie è il lavoro strutturale. Il parabrezza è incollato alla scocca con un adesivo strutturale e contribuisce alla rigidità dell'abitacolo, e un vetro lesionato quel carico lo porta peggio, nel momento in cui servirebbe.
contattaci ed allegati le foto del danno, ti ricontatteremo il prima possibile